La figura dello psicologo non è ancora conosciuta in tutte le sue potenzialità. Accade ancora, infatti, che tale professione venga associata alla malattia mentale e, quindi, molti pensino che lo psicologo serva solo per “curare i matti”. Al contrario!! Lo psicologo serve per prevenire la patologia, per favorire tutti quei processi che portano al benessere di un individuo ma anche di un gruppo.
In questo caso vi voglio raccontare la mia esperienza lavorativa come psicologa all’interno di un progetto di sostegno allo studio chiamato “Cooperativa-mente” attivato in Valle di Cembra.
Il progetto, finalizzato alla promozione del benessere familiare, è stato proposto dalla Comunità della Valle di Cembra in collaborazione con l’Istituto Comprensivo di Cembra, il Comune di Albiano, con la partnership della Cooperativa Tagesmutter del Trentino – Il Sorriso e con il supporto finanziario della Provincia Autonoma di Trento. Il progetto prevede la formazione di un gruppo di giovani residenti nel territorio che si occupino di sostenere i ragazzi delle scuole medie richiedenti nello svolgimento dei compiti scolastici. Il tutto da svolgersi in orario post scolastico nelle sedi delle scuole coinvolte. Tale gruppo di lavoro è inizialmente accompagnato dal personale della Cooperativa Il Sorriso e successivamente si costituirà in una Cooperativa autonoma sul territorio.
Intervento di supervisione
Il mio ruolo all’interno del progetto è stato, e lo è tuttora, un ruolo di supervisione psico-educativa agli educatori impegnati nel progetto. L’intervento, attualmente unito ad un percorso formativo, si è concretizzato in due livelli diversi.
Il primo riguarda un’osservazione svolta durante almeno un’ora di sostegno alla studio per ciascun educatore. Il focus delle mie osservazioni tocca principalmente tre aspetti:
- la modalità assunta dall’educatore nel gestire la classe
- la qualità relazionale insegnante-alunno
- la presenza di eventuali difficoltà nell’alunno distinguendo tra difficoltà nell’apprendimento, o nella motivazione o nella relazione
Il contenuto delle osservazioni è stato scritto in una relazione consegnata via email all’educatore interessato entro la settima successiva. La relazione conteneva la descrizione degli elementi osservati precedentemente citati con l’aggiunta di proposte operative di intervento.
Il secondo livello consiste nella mia presenza alle riunioni di equipe per rispondere ad eventuali domande di ordine psico-educativo rivoltemi dagli educatori.
Valutazione dell’ intervento di supervisione
Per verificare ed accrescere l’efficacia del mio intervento ho proposto un intervento valutativo nei confronti del mio ruolo svolto come psicologa proponendo agli educatori un questionario anonimo costruito ad hoc. La prima parte ha come obiettivo la rilevazione della comprensione del mio ruolo all’interno del progetto; la seconda mira a raccogliere l’opinione degli educatori rispetto all’utilità delle relazioni inviate e al disagio provato nel leggerle; la terza parte dedicata, invece, alla valutazione rispetto all’utilità della mia presenza durante le riunioni e all’eventuale disagio sperimentato in tale occasione.
Ho ricevuto 11 questionari su una quindicina di educatori. Tutti 11 gli educatori hanno dimostrato di aver ben chiaro il mio ruolo; di questo, ciò che è stato apprezzato particolarmente, è l’apporto di suggerimenti concreti da mettere in pratica e il mio atteggiamento discreto e professionale.
Rispetto alle relazioni, la maggior parte ha risposto che ha trovato degli spunti interessanti per il proprio lavoro, in particolare:
- nel miglioramento della relazione con gli alunni e tra gli alunni stessi
- nella conferma rispetto all’adeguatezza della propria modalità di lavoro
- nell’individuazione di aspetti da migliorare o da cambiare
- nel gestire i sentimenti di colpa di fronte all’ insuccesso con alcuni alunni
- nel ricevere consigli pratici nella gestione della classe
Inoltre, qualcuno ha espresso di essere stato un pò a disagio nel sentirsi osservati e valutati, in particolare in occasione di osservazioni critiche. La maggior parte ha, comunque, valutato positivamente l’esperienza perché vissuta come occasione per crescere e migliorarsi.
Anche rispetto alla mia presenza durante le riunioni di equipe, la maggior parte ha risposto che ha trovato degli spunti interessanti per il proprio lavoro, apprezzando in particolare l’ascolto e il confronto con le esperienze dei colleghi. Nessuno si è sentito a disagio in tale occasione.
Tra le note critiche evidenziate, è emersa l’esigenza di curare maggiormente il momento della mia presentazione ai ragazzi durante l’ora di aiuto compiti per evitare che loro fraintendano la mia presenza come valutativa nei loro confronti. E’ stato, inoltre, messo in evidenza come sarebbe stato di gran lunga preferibile un confronto individuale anziché via email.
Dalle osservazioni raccolte dagli educatori emerge, quindi, una valutazione sostanzialmente positiva rispetto all’intervento dello psicologo nel progetto. L’intervento viene apprezzato sia in termini di aiuto e supporto nel trovare strategie utili sul campo, ma anche come aiuto e sostegno nel gestire aspetti più personali del proprio ruolo di educatori. La manifestazione, inoltre, di note critiche mette in evidenza come la relazione che si instaura con lo psicologo può essere costruita insieme e anche lo psicologo può crescere e migliorarsi grazie al contributo degli educatori. La preferenza di un confronto diretto anziché mediato attraverso la mail è un elemento molto importante su cui riflettere e far conciliare con il numero di ore a disposizione per lo psicologo.
Conclusioni
Ho voluto raccontare questa esperienza perché volevo mettere in evidenza come l’intervento dello psicologo possa contribuire ad aumentare la qualità di un servizio educativo. L’efficacia del lavoro degli educatori è strettamente correlata al benessere degli stessi che, attraverso il confronto tra di loro, ma soprattutto con una persona esperta e qualificata, possono esprimere le loro difficoltà e trovare spazio per un accrescimento della propria competenza e consapevolezza.
Ho voluto raccontare questa mia esperienza lavorativa anche perché per me rappresenta un’esempio positivo su come sia possibile aprirsi degli spazi lavorativi nuovi come psicologi.
La mia presenza nel progetto nasce da una mia proposta specifica effettuata in occasione della selezione degli educatori da impegnare nel progetto. L’accoglimento dell’offerta della mia professionalità è stata per me motivo di orgoglio personale per aver fatto una proposta giudicata interessante e successivamente utile, ma devo sottolineare che questo è stato possibile anche grazie alla sensibilità e all’attenzione per la qualità dimostrata dalla Cooperativa.
Voglio cogliere l’occasione per invitare i miei colleghi giovani psicologi a non scoraggiarsi di fronte alla difficoltà nel trovare lavoro. Occorre adottare un’ottica imprenditoriale facendo proposte nuove e utili. Per chi non sa da che parte cominciare, suggerisco di concentrarsi sulle proprie competenze e capacità personali e sulle esigenze del destinatario, per poi offrirsi sul mercato con fiducia e buona volontà. Prima o poi le soddisfazioni arrivano!
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4 Commento
Jody Gagliardo
Ciò che descrivi è prassi da parecchio tempo, almeno su Milano, dove vivo e lavoro.
Ciao
serena
Bene! Quindi sono sulla strada giusta! 🙂
francesca
ciao serena sapresti suggerirmi della bibliografia utile per la supervisione in ambito educativo ? vorrei propormi come psicologa in un asilo nido/materna e mi piacerebbe condurre gruppi di supervisione ma ho trovato poco materiale professionale a riguardo…
grazie
serena
Gentile Francesca, per svolgere il mio lavoro di supervisione mi sono basata sulle numerose conoscenze acquisite nel corso degli studi di psicologia e della mia esperienza formativa e lavorativa. Ho letto anche molti libri ma Non ho quindi ora in mente dei libri in particolare ma ce ne sono molti che parlano del mondo dell’educazione. Ti consiglio quindi di studiarti a fondo la realtà del nido se andrai lì a fare supervisione. Un libro senz’altro interessante è “Manuale critico dell’asilo nido” a cura di Anna Bondioli e Susanna Mantovani. Saluti.